Il Blu Klein, colore delle avanguardie

NEL BLU DIPINTO DI BLU - Luigi Russolo, Sera, 1945 © Copyright ANSA

NEL BLU DIPINTO DI BLU – Luigi Russolo, Sera, 1945 © Copyright ANSA

Il pigmento puro color oltremare di Yves Klein, ma anche le tonalità care a Spoerri, Cesar, Paladino, Rotella o Lucio Fontana: il blu è al centro di una grande mostra allestita dal 27 giugno al 25 ottobre negli spazi del Maca (Museo Arte Contemporanea Acri) di Acri (Cosenza). Esposte le opere dei protagonisti del secondo ‘900 che scelsero proprio quel colore quasi a bandiera della loro ricerca espressiva d’avanguardia.
Non a caso l’importante rassegna si intitola ‘nel Blu dipinto di Blu da Yves Klein, la magia di un colore nell’arte contemporanea’ e prende le mosse dalla riproduzione della ‘Venus Blue’, capolavoro ispirato alla Venere di Milo, ideato nel 1960 dall’artista francese, due anni prima di morire all’età di soli 32 anni.
Klein, nella sua breve ma intensissima carriera, segnò una rivoluzione con la serie di dipinti monocromi, dei quali i più importanti sono certamente quelli blu, scaturiti dalla suggestione esercitata dalla visita alla volta del Mausoleo di Galla Placidia di Ravenna. Fu appunto nel 1956 che l’artista creò quella che egli stesso definì come “la più perfetta espressione del blu”, un oltremare saturo e luminoso, privo di alterazioni, poi da lui stesso brevettato col nome di International Klein Blue (IKB). Una materia che, commenta il curatore della mostra Francesco Poli, rimanda “all’infinito, alla spiritualità, al mito, al mare Mediterraneo, antico ventre, laboratorio di profonda storia e cultura, luogo sentimentale e mentale insieme, della percezione del mito di quella che fu la Magna Grecia”.
Ecco dunque che, partendo dalla figura rivoluzionaria di Yves Klein, il percorso espositivo ripercorre una storia dell’arte degli ultimi 50 anni attraverso questo uso che alcuni dei più importanti nomi della scena contemporanea fecero del colore blu oltremare. Un filo conduttore da cui emerge una volta di più l’enorme influenza esercitata dal maestro francese sui suoi contemporanei e sui successori, sino ai giorni nostri, proprio nel segno della cromia da lui ideata e brevettata.
La scelta del blu, sottolinea Poli, diventa così “l’unico mezzo artistico adatto a rappresentare ciò che è fisicamente invisibile, una sorta di virus che attacca e distrugge il corpo.
Un campo monocromo fa da contrappunto visivo, un intenso poema ne scaturisce, un vero e proprio documentario in cui l’interiorità dell’artista è resa visibile dall’istanza pratica veicolata dal colore, il blu, offrendoci uno sguardo sublime della sua anima”.
Le opere selezionate dal curatore sono una cinquantina, tra le più significative realizzate dai maggiori rappresentanti della scena artistica dalla seconda metà del ‘900, alcuni dei quali contemporanei di Klein, come Daniel Spoerri, Raymond Hains, César, Mimmo Rotella, che con l’artista dei monocromi furono partecipi del movimento del Nuoveau Réalisme, sotto la guida del grande critico e teorico Pierre Restany. Ma figurano anche Pierre Alechinsky, del Gruppo Cobra, Victor Vasarely, padre dell’arte Optical Art internazionale, Hans Hartung, maestro dell’astrazione informale e allievo di Kandinskij, Lucio Fontana, genio innovatore al pari di Klein, nonché suo grande amico, Nanda Vigo del Movimento Zero e Francesco Guerrieri e Lia Drei del Gruppo P. Seguono quindi gli artisti appartenenti a generazioni immediatamente successive, fra cui figurano Cesare Berlingeri, Jacques Toussaint, Mimmo Paladino, artista di punta della Transavanguardia, Tano Festa e Mario Schifano, i più importanti rappresentanti della Pop Art italiana, e Jan Fabre, uno dei nomi di spicco del panorama artistico internazionale. La mostra propone quindi i maestri storicamente antecedenti, Luigi Russolo e Sandro Sergi, che offrono attraverso le loro opere una visione del blu ante-Klein, per spaziare fino alle interpretazioni più contemporanee dell’utilizzo del blu monocromo, come nel caso del Cracking Art Group e del giovane Giuseppe Lo Schiavo, a testimonianza della costante attenzione che il Maca rivolge ai giovani talenti della scena artistica italiana.
In ogni caso, si tratta di opere prestigiose, provenienti da importanti collezioni private italiane ed europee, oltre che da alcune collezioni pubbliche, come per le opere di Hans Hartung, Osvaldo Licini e Lucio Fontana, prestate eccezionalmente della Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno.
La mostra di Acri, promossa dall’associazione Oesum Led Icima, che cura le attività e gli eventi del Maca, e realizzata in collaborazione con l’associazione De Arte-progetti e servizi per l’arte, prevede anche una serie di incursioni nella cultura popolare, in particolare in ambito musicale, come suggerisce il titolo stesso della rassegna.

Fonte: ANSA.IT

Foto: ANSA.IT

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