Industria: nuovo calo del fatturato e degli ordini. Allarme Unioncamere.

A febbraio il fatturato dell’industria scende ancora, cede l’1,0% su gennaio e il 4,7% su base annua (corretto per effetti calendario). Lo rileva l’Istat. Sul nuovo calo tendenziale, il quattordicesimo, pesa la negativa performance del mercato interno. Guardando all’indice grezzo il ribasso annuo è ancora più forte (-8,6%).

Gli ordinativi dell’industria a febbraio segnano un nuovo calo, scendendo del 2,5% su gennaio e del 7,9% su base annua (dato grezzo). Lo comunica l’Istat. In termini tendenziali si tratta del quarto calo consecutivo, che risente della caduta registrata sul mercato nazionale (-11,1%)

ALLARME UNIONCAMERE, MENO 31.000 IMPRESE IN TRE MESI,PEGGIO DA 2004  – Nei primi tre mesi 2013 il saldo tra aperture e chiusure di imprese è negativo per 31.000 unità (-0,51%), dato peggiore dal 2004, inizio della serie storica. Lo rileva Unioncamere. Il dato è anche peggiore del primo trimestre 2009. A pesare un’ulteriore diminuzione delle iscrizioni e l’aumento delle cessazioni. A determinare il record negativo – spiega l’Unioncamere – sono stati un’ulteriore diminuzione delle iscrizioni rispetto allo stesso periodo del 2012 (118.618 contro 120.278) e l’aumento delle cessazioni (149.696 contro 146.368). L’andamento del trimestre dello stock di imprese (pari a -0,51% su dicembre) risulta il peggiore dell’ultimo decennio. A pagare il prezzo più caro – sottolinea l’Unioncamere – sono stati, ancora una volta, gli artigiani: le 21.185 imprese artigiane che nei primi tre mesi sono mancate all’appello rispetto alla fine dell’anno rappresentano, infatti, oltre due terzi (il 67,6%) del saldo negativo complessivo del trimestre. Nel primo trimestre 2012 la riduzione delle imprese artigiane era stata di 15.000 unità. In termini percentuali, la riduzione della base imprenditoriale artigiana è stata pari all’1,47% rispetto a dicembre 2012. Tra i settori (escludendo l’agricoltura), in termini relativi spiccano i bilanci negativi delle costruzioni (-1,4% corrispondente a 12.507 imprese in meno, quasi tutte artigiane), delle attività manifatturiere (-0,88% pari a 5.342 imprese in meno) e del commercio (-0,59% che in valore assoluto corrisponde ad un saldo di -9.151 unità). “I numeri delle imprese che chiudono – afferma il presidente di Unioncamere Ferruccio Dardanello – impongono all’attenzione di tutti l’urgenza di interventi concreti per la crescita e l’occupazione. Lo stallo politico determinatosi a seguito dei risultati elettorali pesa. Mi auguro che subito dopo il passaggio dell’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, il Parlamento sia messo immediatamente in condizione di operare per approvare provvedimenti a sostegno dell’economia reale: per ridare credito alle imprese, per favorire l’assunzione delle migliaia di giovani in cerca di un’occupazione, per semplificare la vita a imprese e cittadini che non ce la fanno più a fare miracoli”. Alla fine di marzo le imprese iscritte alle Camere di commercio erano 6.050.239 (-0,51% su1 dicembre 2012). Quelle artigiane erano 1.416.847 (-1,47%). Va ricordato – precisa l’Unioncamere – che, statisticamente, questo periodo presenta con una certa regolarità saldi negativi. Ciò per via del concentrarsi a fine anno di un numero elevato di cessazioni di attività. Le imprese individuali da sole hanno perso 38.261 unità. Aggiungendo il dato delle società di persone (-3.304), questa che è la parte più fragile del tessuto imprenditoriale italiano tra gennaio e marzo ha perduto complessivamente 41.565 unità. Un bilancio solo parzialmente compensato dai saldi positivi delle società di capitale (+8.973, in lieve miglioramento rispetto al dato del primo trimestre 2012) e delle cosiddette “altre forme” (principalmente imprese cooperative), aumentate nel periodo di 1.241 unità.

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